Il cucchiaio e la forchetta

Il cucchiaio

Se penso all’origine del cucchiaio, mi piace immaginare Eva mentre si disseta, appoggiando alle labbra una conchiglia di madreperla. Infatti il primo oggetto adatto a raccogliere e a contenere un liquido potrebbe proprio risultare, per gli esseri umani prossimi al mare, una conchiglia, come per gli abitanti della foresta e della savana sarebbe invece risultata utile una foglia o un guscio di tartaruga. Il suo nome latino cochlear, conchiglia, ci assicura sull’origine.

Il cucchiaio non ebbe presso la mensa dei romani un uso molto esteso, infatti venne realizzato molto raramente e talvolta in sostituzione della forchetta.
Giova ricordare che allora i cibi venivano presentati ai commensali in piccoli pezzi, come sono soliti fare i cinesi. I cucchiai di epoca romana erano simili a piccoli mestoli con un manico a punta.
Pare che a quei tempi i cucchiai fossero utilizzati per mangiare le uova mentre la punta del manico risultava assai utile per estrarre molluschi e lumache dal loro guscio; non servivano certo per minestre brodose che venivano sorbite direttamente da apposite tazze di terraglia o di metallo.

La coppa del metallo rimasta invariata per secoli, è mutata nel 1700 quando, per adeguarsi alle nuove norme del galateo, cambiò il modo di impugnare il cucchiaio che non fu più chiuso nel cavo della mano ma afferrato tra pollice ed indice e sostenuto col dito medio.
Le prime coppe del cucchiaio si allargavano verso la punta (fig.1) per poter sorbire i liquidi lateralmente, al contrario di quelle attualmente in uso, la cui concavità ha forma ovale con la parte più larga accostata al manico mentre quella opposta è più appuntita per permetterne l’introduzione della coppa del cucchiaio nella bocca (fig.2)

La forchetta

La necessità della forchetta fu certamente meno sentita, perché la natura aveva dato all’uomo la forchetta d’Adamo, cioè le dita, adatte ad afferrare facilmente qualsiasi oggetto o alimento.
Nacque così per ultima e il suo sviluppo fu molto più lento. Venne, solo sporadicamente, utilizzata per scopi conviviali, restando per lo più relegata in cucina sotto forma di quel grosso forcone (fig.3) che i cuochi utilizzano per togliere dai caldari i grossi pezzi di carne e che gli scalchi impiegano in sala per immobilizzarli ed affettarli.

L’origine della forchetta risale certamente ad epoca molto antica, non facile a stabilirsi, ma il suo impiego in Italia non risale a molti secoli addietro. Questo oggetto da tavola fu dimenticato dagli scrittori nella descrizione degli antichi conviti e lo trascurarono anche i pittori, ma fu presente negli inventari delle masserizie domestiche, dove compare col nome di imbroccatoio, broccatoio e brocchetto, (fig.4) che deriva dal verbo imbroccare che significa oltre che cogliere nel segno anche infilzare, come parrebbe la sua etimologia derivata dal francese broche, che in italiano significa spiedo.


E’ tra l’VIII e il X secolo che la forchetta, (fig.5) come noi la intendiamo ed utilizziamo, trova collocazione sulle raffinatissime tavole di Bisanzio, favolosa capitale dell’Impero Romano d’Oriente, da cui viene portata in Italia allorché la principessa bizantina Maria, andata in isposa al Doge Orseolo II recò in dote una forchetta d’oro a tre rebbi, la nuova usanza di prendere il cibo con una forchetta invece che con le mani, tanto scandalizzò il frate Pier Damiani da supplicare il Papa a mettere all’indice la forchetta perchè simile all’utensile ( il forcone) maneggiato dal diavolo. Ma venuto il secolo delle Accademie e delle parrucche, la forchetta fu l’oggetto che sembrava meglio rispondere alle ricercatezze e al manierismo più effeminato, da allora anche la forchetta, di cui tante generazioni ne avevano fatto meno, incontrò il favore generale e si rese indispensabile su ogni mensa.

Eugenio Medagliani – calderaio umanista